Mireille Safa ‎– Nuovo Cantacronache 1

Label:
Cenacolo di Ares ‎– IRM 1532, Irma ‎– IRM 1532
Format:
CD, Album, Stereo
Country:
Released:
Genre:
Style:
 

Tracklist

1 Terra Senza Dio 6:47
2 Erode Non è Morto 6:04
3 Bisogna Saper Ridere di Tutto 3:57
4 alep syriacon valley 5:52
5 Il Cormorano 3:51
6 Donna Stuprata 6:43
7 Solcare Il Mare 5:11
8 Il Grande Nord 3:34
9 Il Vagabondo 3:40
10 Ode Al Gatto 6:01

Credits

Barcode and Other Identifiers

  • Barcode: 8055323984706

Reviews

Add Review

MSOL_Irma_Shop

MSOL_Irma_Shop

December 15, 2016
C’è un lamento sordo che rimane soffocato tra i pixel dei telegiornali, che striscia latente tra i caratteri vischiosi della stampa e i caricamenti subitanei delle pagine web, che rimbomba muto tra le opinioni degli imbecilli e le riflessioni ponderate dei più attenti: è il lamento dell’Africa, che si aggira come un fantasma afasico per i corridoi ben arredati del nostro immaginario.

È con la prima uscita del nuovo corso del Cantacronache che tale gemito riesce a manifestarsi attraverso le oscillazioni del suono, lo stesso che emerge impetuoso dalle ricchezze vocali di Mireille Safa.
L’Africa ritratta dalla costantemente indignata poetica di Beppe Chierici, autore di tutti i testi del disco, i cui versi particolareggiati e ricchi di umori costituiscono una solida ossatura narrativa, è un’Africa ancora una volta di più martoriata e vampirizzata, annichilita in vista di un nuovo interesse occidentale, e infine rifiutata e rigettata: il canto dell’artista libanese trattiene in grembo il dramma, lo penetra con intensa sensibilità, e restituisce l’insieme amplificato.

La potenza di tale timbro vocale, pregno di varie e diverse suggestioni aromatiche (la lieve cadenza straniera del cantato non sembra per nulla lasciata al caso), è di vastità pressoché illimitata, e mira ora all’infinitamente grande, ora all’infinitamente piccolo.
In “Solcare il mare”, ad esempio, la completa assenza dell’accompagnamento musicale permette all’intonazione di Mireille di estendersi fino a occupare fisicamente l’intero universo del brano; per tutta l’andatura saltabeccante di “Ode al gatto”, tratto da un poema di Neruda, uno di quei momenti di allegrezza che pur costellano l’album, il canto si sottiglia così fine da incarnare il sibilo felino. Soprattutto è una voce di donna, quella che ascoltiamo, e più specificamente la voce di una madre, la Madre Terra, la stessa che canta d’amore nella poetica “Il vagabondo”, che canta di amarezza nella nostalgica “Terra senza Dio”, che canta d’incanto nella lirica “Il cormorano” e che canta di rabbia nella sprezzante “Alep Siryacon Valley”.

Oltre alle capacità interpretative di Mireille Safa e alla certosina ricercatezza delle rime di Beppe Chierici, a completare l’alchimia musicale abbiamo due figure di rilievo: da una parte il musicista Giuseppe Mereu, che con la sua notevole inventiva deve aver scoperto la pietra filosofale della melodiosità, visti i motivi compiuti e ben delineati che fluiscono copiosi dalla sua chitarra; dall’altra Margot, storica componente del Cantacronache, che firma la musica del “Cormorano” e di “Ode al gatto” con quella vividezza che caratterizza da sempre la sua creatività melica.

Un album, questo, che vede rinnovarsi integro in sé lo spirito antico che avevamo lasciato nel Cantacronache degli anni Cinquanta, e che invita a un ascolto contropelo, una volta di più, rispetto alla plastificazione dei regimetti canzonettari del momento.

Dario Faggella